Passa ai contenuti principali

Tutto è uno - Albert Einstein

"Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo 'universo', una parte limitata nel tempo e nello spazio.

Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.

Testi e immagini per la meditazione - yoga - meditation - zen

Questa illusione è una sorta di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all'affetto per le poche persone che ci sono più vicine.

Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza".

Albert Einstein

Commenti

  1. peccato abbia contribuito suo malgrado alla costruzione della Bomba Atomica , in un periodo di Guerra Mondiale Totale , pensava forse che avrebbero utilizzato le sue scoperte scientifiche per fare le caramelle?.
    Ingenuo doveva meditare di più.

    RispondiElimina
  2. Beh, veramente lui non ha intenzionalmente inventato la bomba atomica, lui voleva creare una fonte di energia x tutta l'umanita' e l'ha fatto. Solo che i "potenti" di allora non avevano alcun interesse a fruire di un'energia che non avrebbe creato alcun profitto per loro, una volta messa in atto per quello scopo, e hanno sfruttato la genialita' di Einstein x i loro abbietti motivi che tutti , e oggi piu' che mai , conosciamo.
    Incolpare Einstein di questo e' come incolpare Dio perche' c'e' gente che muore di fame.
    L'Africa era una terra piena di risorse prima che arrivassero i bianchi potenti a renderli schiavi, e adesso sono sempre loro, che potrebbero sfamare milioni di persone con tutto il denaro che usano x gli armamenti, e invece gli fa comodo lasciarli morire di fame, e anche di sete, visto che le multinazionali gli fregano anche l'acqua...
    e poi...come potrebbe un uomo scrivere queste cose se avesse voluto inventare l'atomica?
    https://www.google.it/search?q=la+crisi+secondo+einstein&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ved=0CB0QsARqFQoTCNXtiZ2GhccCFYmVLAodlF8G_A&biw=1093&bih=470&dpr=1.25&gws_rd=cr&ei=ybi8VZG6IMLX-QGIq5CgCw#imgrc=hiRDwEAbuFM8rM%3A

    RispondiElimina

Posta un commento

Per cortesia, aggiungi solo commenti pertinenti. Se, invece, hai altri quesiti o vuoi contribuire al blog con un articolo sulla meditazione visita questa pagina.

Post popolari in questo blog

Com'è fresco il soffio del vento! - Thich Nhat Hanh

« Com'è fresco il soffio del vento!
La pace è ogni passo.
E fa gioioso il sentiero senza fine. »
(Thich Nhat Hanh, La pace è ogni passo)

Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita, poeta e attivo sostenitore dei processi di pace, maestro di meditazione, è oggi insieme al Dalai Lama una delle figure più rappresentative del Buddhismo nel mondo. Nato in Vietnam centrale nel 1926, ordinato monaco all’età di 16 anni, ha interpretato e promosso, fin dalla giovinezza, il buddhismo quale strumento per portare pace, riconciliazione e fratellanza nella società.

Dialogo di Gandhi con un buddhista

Il dialogo che segue si svolse ad Abottabad tra Gandhi e il dr Fabri, un archeologo ungherese che, oltre ad essere autore di scoperte archeologiche, per molti anni lavoro' alle dipendenze del Dipartimento archeologico dell'India, collaborando alla riorganizzazione del museo di Lahore. "Scavando" in profondita' nella cultura buddhista era diventato razionalista. In precedenza aveva intrattenuto una corrispondenza epistolare con Gandhi, e aveva anche digiunato in solidarieta' con lui. Era venuto ad Abbottabad apposta per incontrare il Mahatma. In particolare, era interessato alla forma e al contenuto della preghiera e desiderava ardentemente sapere in che modo Gandhi pregasse.

Citazioni da alcune Upanishad: liberazione

La liberazione è la distruzione della schiavitù, che consiste nella sensazione di possedere personalmente gli oggetti, concepiti come fonte di piacere o dolore. Questa distruzione si ottiene distinguendo tra ciò che è imperituro e ciò che è transeunte in quest'universo effimero. (Niralambopanisad 31)