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Il senso della preghiera e della meditazione - David Ciussu

D: David, meditate ancora?

R: Si, medito! 24 ore su 24. L’immersione in questa testimonianza eterna e onnipresente è una “qualità d’essere, “la meditazione-coscienza” che interagisce con tutte le fasi della vita, 24 ore su 24. E’ una contemplazione pura, un rapimento d’essere senza riferimento conosciuto, né tangibile né intellettuale, una mente che si integra allo svegliarsi e all’ingrandire del mondo. Questa “meditazione del cuore” non è un’estasi mistica che porta all’intuizione dell’Uno, ma una integrazione della fusione universale, in uno spirito umano, che partecipa a tutte le attività familiari alla sua esistenza senza confusione. E’ come una testimonianza dinamica e atemporale che unisce il creatore alla sua creatura.

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D: Per me, la preghiera è il linguaggio articolato dal credente che tenta di riunirsi al divino, al sacro. Di fronte a un pericolo imminente, in una sofferenza acuta, una preghiera può sorgere da qualsiasi bocca umana; questo vi è già capitato prima del risveglio? 

R: Si, davanti a una situazione gravissima ed eccezionale, ho potuto assistere al crollo del mio personaggio psicologico. Era come trapassare lo scenario dei miei lamenti o attraversare il riflesso dello specchio. In un’esperienza inaudita e ricca d’insegnamenti, un gioioso colpo di magia! Riteniamo che quando una mente incontra questo più alto grado di sincerità e di umiltà di fronte ai suoi limiti e alla sua impotenza, trascenda tutti i limiti psicologici per non farne che solo uno con il voto della sua anima: ritrovare l’eterna unione in ogni cosa: “Io sono Quello, rinascendo a quello”.

Numerose testimonianze descrivono la storia di quella relazione urgentissima e sacra. Ci insegnano che questo contatto immediato con “lo stato di preghiera” è sempre possibile. Qui in questo slancio spontaneo, è la natura della libertà che si esprime in tutta la sua potenza, espressione della grazia che rovescia tutte le determinazioni mentali. E’ la natura stessa della vita religiosa nel senso della “vita che unisce” è riconnettersi al mistero profondo del vivente che opera in ciascuno qui e ora.

Accettiamo di imparare che “questo principio unificatore della preghiera” è sempre disponibile. Non aspettiamo gli elettrochoc! Unirsi con dolcezza alla preghiera cosciente è la via del cuore, una comprensione giusta dell’”istante che prega”. La preghiera articolata che utilizza la dimensione spazio-tempo è allora l’espressione di questa forza atemporale che desiderava crescere in ognuno di noi.



D: Per quelli che non sono in situazioni eccezionali di sopravvivenza o d’urgenza, qual è il senso delle loro preghiere: sono atti di devozione, preghiere-bisogno, domande di mendicanti?

R: In quel caso, la preghiera è sempre in ritardo, non viene dal cuore, recita parole imparate senza profondità. Bisogna saper staccare la parole antiche dalla proiezione, dal senso di mancanza e separazione. Chi le utilizza è un pensatore perduto nei suoi pensieri, la sua identità viene dalla memoria culturale o ha trasceso i limiti della sua personalità psicologica e sociale?



D: Allora secondo voi, utilizzare la preghiera come “un turista dell’urgenza” è ingenuità infantile?

R: L’umano deve sfuggire al dominio della paura e al rifiuto della realtà. Se non è cosciente di queste abitudini mentali, onora il “timoroso e l’interessato” Il divino non è un procacciatore di avidità.



D: Per quel che riguarda la meditazione o l’interiorizzazione, sarebbe solo un rifugio spirituale puntuale o incrocia la realtà della vita quotidiana? 

R: Il mondo è la meditazione in atto per chi veglia nell’auto-conoscenza. Per chi è nutrito di questa conoscenza cosciente non c’è un meditante alla ricerca della pace o del risveglio in un futuro più o meno vicino. Lui E’, coscientizza e apprende in ogni istante, situazione o incontro, senza volere nulla, perché la sua mente non è più alimentata da pensieri, la vacuità è la sua coscienza meravigliata. Ciò che conosce non è un sapere di questo mondo. E’ “io non so”. Veglia sul cuore del vivente rinascendo alla vita e alla morte. E’ questo che opera la metamorfosi.



D: Ci sono dei mezzi per l’esplorazione di questa “meditazione cosciente” e come vegliare e ritrovare la pace? 

R: Si veglia sulla pace abbandonando l’idea “del come e dei mezzi per…” Fino a che il rumore di fondo dei pensieri parassita il nostro essere, è molto difficile ritrovare la pace unificante nel quotidiano o nell’esplorazione interiore, che sia di origine contemplativa, riflessiva o trascendentale. Questo tipo di meditazione include un “meditante pensatore” spostato, identificato con la sua traccia mentale, come un uomo che, camminando nella neve, si identifica nelle tracce dei suoi passi e partisse alla ricerca di se stesso seguendo le sue impronte!

Un meditante-ricercatore maturo può uscire da questo percorso mentale evitando d’entrare nelle boutique new-age del pensiero confezionato, del fast food spirituale, del “mac-mantra” e del “gurutismo soporifero”. E’ molto bello fare un giro del maneggio e salire su tecniche meditative come su cavalli di legno, ma girare in tondo porta da qualche parte? Qui, non sono “questi mezzi tecnici” che sono un impedimento per accedere alla nostra immediatezza naturale, ma il meccanismo di proiezione e l’attesa di un risultato che le rendono inefficaci.



D: La presenza di un risvegliato è un aiuto? 

R: Si, è un aiuto, ma non un obbligo; tutto ciò che è creato è il frutto di questo “risveglio guardiano del Tutto unito”.



D: Dunque questo spirito cosciente non è soggetto alla conoscenza pensante, né all’esteriorità; non è il prolungamento del sapere appreso o dei condizionamenti sociali. E’ esatto? 

R: Si, la sua mente è aperta, creativa al di là delle informazioni memorizzate. La sua attività non discende dal principio dell’errore, ma da un’autoconoscenza fusa con il Mistero dell’esistenza. La sua mente luminosa ha trapassato la memoria delle parole, dei miti e delle credenze. Risuscita in lui il fiorire folgorante di quell’energia di cui ogni umano è depositario. La sua mente è uno spazio di fiducia e di pace. Non vive più nell’illusione del passato e non proietta niente nel futuro.



D: Siamo tutti individualmente i depositari di questo tesoro nascosto nell’essenza stessa del vivente!

R: Si, la nostra mente è pura, luminosa, immacolata, bellezza incandescente nel firmamento dell’infinita grazia di ESSERE!

David Ciussu - Il senso della preghiera e della meditazione - 3ème Millénarie n. 67 – Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini

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