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Gli stadi della Meditazione

Stadio I. Pratiche etiche preliminari
Stadio II. Addestramento preliminare del corpo e della mente
Stadio III. Concentrazione con supporto
Stadio IV. Concentrazione senza supporto
Stadio V. Meditazione di visione profonda
Stadio VI. La mente e Le illuminazioni straordinarie

Testi e immagini per la meditazione - yoga - meditation - zen

Ne ho letto la prima parte, - "Le trasformazioni della coscienza. Psicologia transpersonale e sviluppo umano" di Ken Wilber, Jack Engler e Daniel P.Brown - che suggerisco ai ricercatori più esperti, in quanto si tratta, prevalentemente, di osservazioni speculative.

Stadio I. Pratiche etiche preliminari

A. I preliminari ordinari: cambiamento di atteggiamento

Le pratiche etiche preliminari riguardano la completa trasformazione psicocomportamentale intesa a preparare il principiante, in un momento successivo, alla meditazione vera e propria. Sono effettuate mentre il novizio continua a vivere la sua vita di tutti i giorni. Siccome i principianti dubitano per lo più della loro capacità di conseguire l'illuminazione, la pratica, almeno nella Mahamudra, comincia con un esercizio per "risvegliare la fede" I terapeuti comportamentisti, per esempio Bandura (1977), riconoscerebbero anch'essi l'importanza di promuovere il senso dell'" "efficacia del Sé", ossia il convincimento che all'inizio di un qualsiasi presagito cambiamento di comportamento si può riuscire a produrre un risultato: in questo caso l'illuminazione. Il principiante, inoltre, deve imparare a cambiare l'atteggiamento verso la vita quotidiana per abbandonare gli attaccamenti mondani e diventare sempre più motivato alla pratica della meditazione. Questo cambiamento può essere sollecitato mediante una serie di "preliminari ordinari" chiamati nella Mahamudra le "Quattro Nozioni". Il novizio deve anzitutto riflettere sulla rara e preziosa occasione di trovarsi in una situazione favorevole alla pratica, poi compiere una visualizzazione particolareggiata del proprio comportamento giornaliero e delle sue conseguenze, come pure una visualizzazione della sofferenza sperimentata dai vari esseri nel mondo. Presi nel loro insieme, questi esercizi producono uno stato ipermotivato che pone il novizio in grado di perdere lentamente ogni interesse per le attività quotidiane e di diventare invece fortemente motivato a intraprendere la pratica del dharma. Questo stato ipermotivato è analogo a quello che gli psicologi sociali hanno chiamato di "reattanza" (Brehm, 1972), che si ha quando è minacciata la libertà dell'"individuo. Le riflessioni su quest'occasione e sulla morte portano alla rivalutazione delle faccende dello spirito nei confronti di quelle della vita quotidiana e all'intenso desiderio di praticare.

B. I preliminari straordinari: cambiamento intrapsichico

Favorita così questa motivazione, il principiante è in grado di rinunciare alle faccende quotidiane e di "penetrare". La consapevolezza è ora rivolta al flusso della coscienza tenendo ben presente lo scopo della pratica. La Mahamudra raccomanda reiterate riflessioni formali sullo scopo mediante lo sviluppo di un "atteggiamento illuminato". Negli Yogasutra si istruisce il novizio a "stabilire il collegamento" con la "consapevolezza trascendente", purusa . La riflessione interna sullo scopo è integrata nel comportamento esterno dal rigoroso studio formale dei fondamenti filosofici della pratica. In questo modo egli muta lentamente ma radicalmente aspettative e credenze circa la pratica. Gli psicologi sociali hanno mostrato come le modificazioni delle aspettative personali di risultato e del proprio sistema di credenze abbiano un impatto significativo su qualsiasi tipo di cambiamento del comportamento. Per esempio, Frank (1961) potrebbe interpretare le riflessioni interne e lo studio formale come una manipolazione del proprio "sistema di assunti" e delle proprie "aspettative di salute psicologica", per cui il meditante giunge a credere sempre più che la pratica della meditazione produrrà, con l'illuminazione, cambiamenti d"esperienza positivi e irreversibili. Inoltre, Smith (1976) ha dimostrato che, con la meditazione, le aspettative di risultato influiscono significativamente sui cambiamenti emotivi e comportamentali.
Per prepararsi alla meditazione vera e propria, il principiante deve compiere una radicale trasformazione del flusso della coscienza e dare armonia alla propria vita interiore. Lo si ottiene con una serie di esercizi chiamati "preliminari straordinari" nella Mahamudra e "prescrizioni" (YS, niyama) negli Yogasutra. Il flusso della coscienza è composto di vari "fattori mentali" letteralmente: "ciò che avviene nella mente". Gli stati affettivi dolorosi, con i pensieri, le immagini e i ricordi che vi sono associati, sono frequentissimi, e ciascuno di essi - dicono gli Yogasutra - contribuisce a creare il dubbio. Il principiante impara a osservare e a reagire agli eventi del flusso per modificarne il contenuto. Con la "confessione" o "purificazione" individua ed estirpa gli stati dolorosi. Attraverso "offerte" concomitanti e perseguendo l'appagamento", coltiva attivamente stati piacevoli, per esempio la pazienza. Con la rappresentazione di qualche simbolo della realtà ultima - sia visivamente come nel "guru-yoga" della Mahamudra, sia auditivamente, come nel mormorare Om nell'identificazione con Ishwara degli Yogasutra - egli impara a riformulare i concetti riguardanti la realtà ultima in modo che le "nozioni" spontanee che sopravvengono nel flusso della coscienza siano più in armonia con le credenze filosofiche e con lo scopo ultimo della pratica della meditazione.
Presi nell'insieme, questi esercizi producono un profondo cambiamento intrapsichico. Essi richiamano alla mente quella che in psicologia sociale è chiamata la "teoria dell'"autoconsapevolezza oggettiva" (Duval e Wicklund, 1973). La pratica orientale delle prescrizioni e la pratica occidentale della focalizzazione su di sé - e quanto a ciò la psicoanalisi - si fondano entrambe sulla consapevolezza degli eventi nel flusso della coscienza, e hanno entrambe lo scopo di provocare cambiamenti intrapsichici nel fluire dei sentimenti e dei pensieri che l'individuo ha su se stesso. Sonò stati compiuti studi di laboratorio su soggetti sottoposti a condizioni che spingono a focalizzarsi su se stessi e richiedono che si diriga l'attenzione interiormente. La prima reazione è una più acuta consapevolezza dell'"affetto negativo (Scheir, 1976; Scheir e Carver, 1977). Al di là di queste reazioni negative iniziali, Ickes, Wicklund e Ferris (1973) hanno constatato che durante la focalizzazione su di sé certe condizioni possono accrescere l'affetto positivo. Anche Geller e Shaver (1976) hanno scoperto che la focalizzazione su di sé può modificare le cognizioni che abbiamo su noi stessi. Nella meditazione, la focalizzazione sugli eventi del flusso della coscienza può essere effettuata in modo da estirpare gli stati affettivi dolorosi, coltivare i piacevoli e rendere le proprie associazioni spontanee più adeguate allo scopo ultimo.

C. I preliminari avanzati: cambiamento del comportamento

Le prescrizioni sono integrate da una serie di pratiche comportamentali chiamate rispettivamente "preliminari avanzati" "precetti" (MM, sila) e "divieti" (YS, yama). Esse comprendono modificazioni: a) dello stile di vita e del comportamento sociale; b) dell'"input sensoriale; c) del grado di consapevolezza. Il principiante impara a individuare il comportamento dannoso e quindi a "praticare il comportamento opposto". Per le leggi di causa ed effetto, quest'azione contraria si manifesterà col tempo come una serie di cambiamenti positivi nel flusso della coscienza; il cambiamento di comportamento contribuisce al cambiamento intrapsichico.
Stile di vita e comportamento sociale sono regolati mediante un elenco di precetti principali e secondari destinati a enumerare gli elementi della vita quotidiana al fine di far compiere all'individuo un accurato esame del proprio comportamento: routine e abitudini giornaliere, lavoro e tempo libero, alimentazione e sonno. Le normali attività dell'"individuo, e anche un eccesso di input sensoriale, scompigliano il flusso della coscienza. Il principiante impara anche a padroneggiare i sensi con un esercizio chiamato "controllo dei sensi" nella Mahamudra e "disciplina del calore interiore" negli Yogasutra. I divieti si concludono con un rigoroso addestramento alla consapevolezza, coltivato sia nella seduta formale sia nell'intero corso delle proprie attività giornaliere allo scopo di conseguire uno stato di consapevolezza ininterrotta per l'intero giorno e l'intera notte.
Da tempo i terapeuti comportamentisti mettono in risalto l'importanza di modificare il comportamento, benché solo la più recente teoria cognitiva comportamentista abbia sottolineato l'esistenza di un qualche nesso fra comportamento esterno e processi interni (Bandura, 1977). Alcuni esponenti della medicina comportamentistica e del biofeedback hanno dato rilievo alla connessione fra attenzione/consapevolezza e processi interni (Green et al., 1970). Le tradizioni della meditazione illustrano le interruzioni fra i tre elementi: realtà interna, comportamento esterno e attenzione/consapevolezza. La teoria comportamentista orientale (asiatica), specie la terapia Morita (Reynolds, 1976), si avvicina alle tradizioni della meditazione nel suo assunto che la regolazione del comportamento esterno con il semplice lavoro può influenzare enormemente la vita interiore. Anche certe terapie occidentali hanno apprezzato il valore dell'"attività per lo sviluppo interiore (Erikson, 1976). Poiché la meditazione ha lo scopo di modificare il flusso della coscienza, è necessario un controbilanciamento che dia più ordine alla vita esterna. Se gli eventi del flusso diventano più regolari, è più facile effettuare quell'addestramento alla consapevolezza che è di vitale importanza per la meditazione formale.
Alcuni ricercatori occidentali hanno cominciato a indagare i processi interni dei meditanti alle prime armi. Per esempio, nei principianti aumenta l'assorbimento (Davidson, Goleman e Schwartz, 1976), e diminuisce la distrazione (Van Nuys, 1973). Mentre queste ricerche riguardano la meditazione formale, il concetto di "flusso" di Csckzentmihalyi riguarda la consapevolezza durante l'attività quotidiana. Il flusso si riferisce al fondersi di azione e consapevolezza senza distrarsi dal compito che si sta svolgendo. In condizioni ottimali, il contenuto del flusso è armonioso e cambia per le richieste della realtà senza dar luogo a incongruenze. Raggiunta l'armonia fra comportamento esterno e vita interiore, il novizio è più preparato alla meditazione formale quando vi si aggiunga la consapevolezza.

- Da: "Le trasformazioni della coscienza. Psicologia transpersonale e sviluppo umano" di Ken Wilber, Jack Engler e Daniel P.Brown. Ubaldini Editore, 1989

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