Passa ai contenuti principali

Gurdjieff e l'evoluzione umana - AA. VV.

Gurdjieff è stato un pensatore molto originale, il suo pensiero colpisce e stimola perché con chiarezza e lucidità porta a riconoscere i meccanismi e i condizionamenti della vita che ostacolano il cammino verso una presa di coscienza personale. La sua domanda è apparentemente semplice ed arriva in modo ineluttabile a tutte le persone che decidono di prendere in mano la propria vita. E questa sostanzialmente è "qual è il senso e il significato della vita sulla terra, e in modo particolare dell'uomo?". Pochi cenni biografici ci possono far intravedere come la vita di Gurdjieff sia stata rivolta sin dai primi anni alla necessità di dare una risposta a questa domanda.

G.I.Gurdjieff nacque nel 1877 a Gurmu, città del Caucaso vicino alla frontiera russo - turca e visse poi a Kars, che in quel periodo raccoglieva gruppi etnici di diverse provenienze. Questa convivenza stimolò e facilitò Gurdjieff a viaggiare e a continuare le sue ricerche lontano dai luoghi familiari, entrando in contatto con scuole di pensiero difficilmente avvicinabili. Nella sua autobiografia Incontri con uomini straordinari Gurdjieff ci parla delle persone che incontrò in quegli anni e che influenzarono il suo pensiero. All'inizio della prima guerra mondiale Gurdjieff visse a Mosca e attraverso conferenze, rapporti personali raccolse intorno a sé numerosi allievi con cui formò piccoli gruppi, non solo a Mosca ma anche a Costantinopoli, Tiflis, Londra. Nel'22 si stabilisce a Fontainebleu in Francia e apre l'Istituto per lo Sviluppo armonico dell'uomo, che in diversi periodi raccoglierà persone dalle svariate esperienze, unite dal progetto comune di lavoro su di sé attraverso la danza, l'espressione e l'accudimento della casa. Ma un grave incidente d'auto gli impedisce di viaggiare e di visitare le scuole nel frattempo sorte in tutto il mondo, si dedica perciò interamente alla stesura dei Racconti di Belzebù al suo nipotino. Muore a Parigi nel '49.

Testi e immagini per la meditazione - yoga - meditation - zen

La necessità per l'uomo di essere consapevole della propria meccanicità è il primo passo che Gurdjieff ci propone di fare verso una possibilità di cambiamento e di evoluzione. Il più grande errore è credere che l'uomo abbia un'unità permanente; in realtà l'uomo moderno vive nel sonno e Gurdjieff lo paragona a una casa senza padrone piena di servi dove continuamente ognuno di loro cerca di essere il padrone.

Nel documento di presentazione dell'Istituto per lo sviluppo armonico dell'uomo Gurdjieff dice: "La psiche dell'uomo moderno è scissa in tre entità completamente indipendenti che non hanno alcun rapporto reciproco e che sono separate sia nelle loro funzioni che nelle loro manifestazioni. Questi tre centri (fonte della vita intellettuale, fonte della vita emotiva e il centro motorio o istintivo), anziché amalgamarsi interiormente nel modo normale per produrre comuni manifestazioni esteriori, marciano lungo strade diverse che raramente s'incontrano e perciò non concedono la minima possibilità di ottenere quello che in realtà si dovrebbe capire per mezzo della propria coscienza, malamente usata dalla gente moderna d'oggi.

E ancora: "L'uomo moderno rappresenta tre diversi uomini in un singolo individuo, il primo pensa in modo completamente isolato, il secondo Si limita ad aver sensazioni, il terzo agisce soltanto automaticamente, secondo riflessi stabiliti o accidentali delle sue funzioni organiche. Ciò deve portare a concludere che l'uomo non è padrone neanche di se stesso perché non solo non controlli questi centri, che dovrebbero funzionare completamente subordinati alla sua coscienza, ma non sa neppure quale di questi centri lo governi. L'uomo moderno non pensa, ma qualcosa pensa per lui, egli non agisce, ma qualcosa agisce tramite lui, egli non crea, ma qualcosa viene creato per mezzo suo, egli non realizza, ma qualcosa viene attuato attraverso di lui.

Nel percorso dell'evoluzione Gurdjieff suddivide la natura umana in sette categorie.

La maggior parte degli uomini si lascia dominare dagli istinti, da abitudini materiali, cioè dal corpo fisico. Questo è l'uomo numero uno. I1 suo comportamento è dominato da considerazioni di tipo materiale, la sua attenzione è rivolta alla quantità più che alla qualità, al concreto più che ai valori profondi.

Nell'uomo numero due prevalgono i sentimenti e le emozioni, entusiasmi irrazionali, antipatie e simpatie profonde, paure e speranze con scarso fondamento nella realtà; agisce fidandosi dei propri sentimenti.

Nell'uomo numero tre predomina la funzione del terzo centro, la sua mente predomina sul corpo e i sentimenti, c'è la propensione a risolvere i problemi più a parole che con i. fatti. Secondo Gurdjieff la maggior parte di noi appartiene ad una di queste tre categorie.

L'uomo numero quattro non è nato così ma lo diventa in seguito ad una serie di sforzi di carattere, sulla via della liberazione dal proprio egoismo e ha visto il proprio percorso nell'evoluzione; e un prodotto di lavoro di scuola, il suo livello é nettamente superiore all'uomo numero uno, due e tre, : egli ha soprattutto un centro di gravità permanente, e i centri psichici iniziano ad equilibrarsi ha un atteggiamento stabile nei confronti della vita.

L'uomo numero cinque ha avuto una trasformazione interiore che gli permette di acquisire un diverso tipo di natura, non più soggetto alle limitazioni dell'esistenza, possiede un io permanente e tutta la sua conoscenza appartiene a questo io; il suo corpo non muore con il corpo fisico.

L'uomo numero sei è il grande santo, possiede un corpo di natura superiore sede dell'intelletto oggettivo, che tuttavia può ancora perdere.

L'uomo numero sette è il sapere oggettivo, è libero da qualsiasi limitazione della propria individualità, possiede volontà, coscienza, un io permanente e immutabile, immortalità, individualità e tante altre proprietà che non è possibile definire.

Rispetto all'immortalità, secondo Gurdiieff l'uomo è un essere naturale con i semi potenziali dell'immortalità ma la cui crescita non è garantita. Secondo un insegnamento antico l'uomo che ha raggiunto il completo sviluppo possibile è composto da quattro corpi. Questi quattro corpi sono costituiti da sostanze che diventano sempre più sottili, si compenetrano e formano quattro organismi indipendenti aventi tra loro una relazione e capaci di azione indipendente. Gurdjieff definiva il primo corpo fisico, nella terminologia cristiana il corpo carnale, il secondo, sempre secondo la terminologia cristiana, è il corpo naturale, il terzo è il corpo spirituale, e il quarto, nella terminologia del cristianesimo esoterico, il corpo divino. Secondo la terminologia teosofica, il primo è il corpo fisico, il secondo il corpo astrale, il terzo il corpo mentale e il quarto il corpo causale. Nel linguaggio figurato di certi insegnamenti orientali, il primo è la carrozza, il secondo è il cavallo, il terzo il cocchiere e il quarto è il padrone.

I1 primo corpo, il corpo fisico, assicura tutte le funzioni necessarie per la sopravvivenza al secondo corpo; il corpo astrale, l'anima in rapporto al corpo fisico, si forma quando esiste una sovrabbondanza di sostanze che si cristallizzano, e, se ciò accade prima che l'uomo muoia, allora il corpo astrale sopravvive alla morte del corpo fisico. Anche il corpo astrale è soggetto ai suoi centri, e per questo deve essere educato a elaborare nuove sostanze. L'uomo che ha due corpi può, durante la sua vita, formare il terzo corpo. Quando i tre corpi lavorano insieme fissano le nuove proprietà acquisite formando il quarto corpo . Questo dà accesso a possibilità, che solo l'uomo autentico possiede e segna il raggiungimento massimo del suo sviluppo su questo pianeta. In una delle sue caratteristiche esemplificazioni Gurdjieff paragonava lo sviluppo dei quattro corpi ai processi che avvengono in un alambicco che contiene diverse polveri mescolate (i nostri io e le nostre multiple volontà). Se queste vengono riscaldate (lavoro su di sé, lotta tra i si e i no dell'uomo) si fondono e non sono più facilmente separabili, (formazione del secondo corpo) e se si aggiungono nuove caratteristiche come il magnetismo o la radioattività avremo un nuovo prodotto o una nuova sostanza (terzo corpo) che verrà poi definitivamente fissato (quarto corpo). E' certo che non esiste una scuola universale per ogni tipo di persona, da sempre esistono scuole corrispondenti alla divisione dell'uomo in uomo numero uno, due e tre. All'uomo numero uno corrisponde la via del fachiro, che lotta col corpo fisico; il fachiro deve sviluppare la volontà sul corpo per ottenere il potere, è una via di sofferenze con esercizi particolarmente forti; se queste sofferenze vengono superate attraverso la volontà c'è la possibilità di sviluppare il quarto corpo, ma le altre funzioni intellettuali ed emozionali rimangono allo stadio primitivo.

All'uomo numero due corrisponde la via del monaco, della devozione, del sentimento. I1 monaco lavora per lunghissimi anni nel tentativo di sottomettere tutte le emozioni e se riesce a farle confluire in una sola anche lui può raggiungere il quarto corpo.

L'uomo numero tre corrisponde alla via dello yogi: egli lavora sull'intelletto e solo cosi può raggiungere il quarto corpo, ma le sue emozioni e il suo corpo non ne avranno nessun beneficio. Certo che se non esistesse un'altra via saremmo messi veramente male. Per fortuna Gurdjieff ci parla della via dell'uomo astuto, ("1a quarta via"): quest'uomo conosce un segreto che il fachiro, il monaco e lo yogi non conoscono, e la cosa più bella e allo stesso tempo affascinante è che per seguire questa via non bisogna ritirarsi dal mondo, poiché le con dizioni naturali sono dell'uomo stesso, l'uomo deve comprendere, senza comprendere non può assolutamente percorrere la quarta via, ogni uomo deve assicurarsi da sé delle verità che gli renderanno possibile il lavoro simultaneo sul corpo fisico, emozionale e intellettuale. L'individualità nel senso di unità interiore, l'io permanente e immutabile, la coscienza, la volontà, possono appartenere all'uomo. Percorrendo la quarta via si deve sviluppare la consapevolezza e il ricordo di sé, attraverso la pratica dell'auto osservazione con vari esercizi. Gurdiieff ci parla dell'esercizio dello stop, che significa: darsi uno stop e dove sei con la faccia che hai, con i pensieri che hai, con le emozioni che hai ti dai uno stop e ti vedi in quel momento ti osservi e se noi siamo in ricordo di noi stessi lo stop può essere pressoché immediato, ma se non ci ricordiamo di noi, se siamo in un percorso pressoché automatico non riusciremo a fermarci, non c'eravamo, chi eravamo? Eravamo ciò che sta accadendo fuori di noi e quindi non riusciamo a fermarci. Perciò uno deve lottare contro le emozioni negative, contro il mentire, l'identificazione, il considerare, l'immaginazione.

L'evoluzione non è un processo automatico, ma un processo cosciente; e quando percorriamo questo cammino dobbiamo fare attenzione a tutti i particolari; poiché il salto è brusco, la coscienza va in una zona inconscia. Noi viviamo in un sogno, con le nostre attese, le nostre aspettative, e se ci ricordiamo che stiamo sognando abbiamo qualche possibilità di svegliarci. Sogno significa che noi pensiamo di essere quello che noi siamo, il nostro livello di cultura e di civiltà vive di illazioni, di fandonie, di luoghi comuni, di inesattezze che noi chiamiamo la nostra cultura, la nostra storia. Tutto questo in grandissima parte è falso come i valori, giudizi, attitudini e chi ha il coraggio di dirlo apertamente esce dal gregge, viene additato come un matto ghettizzato, perché affronta direttamente la mente collettiva dicendogli la verità. E noi ricercatori, che utilizziamo questi codici pericolosi, lavoriamo in maniera pericolosa su di noi, pericolosa perché diventiamo cosci di essere in un sogno, perché abbiamo accettato per forza di cose una mente collettiva, ma ora siamo decidere di togliercela da dosso e di ricrearci una nuova esistenza, una nuova vita, una nuova consapevolezza di esistere. La nostra esistenza è in un universo che non conosciamo e noi non sappiamo perché noi siamo, non ci conosciamo, ma esistiamo così come tutto esiste e fluisce con una sua armonia, una sua bellezza, una sua infinità, e questo infinito in cui esisto è divino, sacro.

Gurdjieff e l'evoluzione umana - AA. VV. di Luisa Della Morte e Niccolò Branca

Da: "Enciclopedia olistica", di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli
- I libri consigliati di George I. Gurdjieff - macrolibrarsi
- Gurdjieff - amazon
- Aforismi di G. I. Gurdjieff (1869-1949)

Commenti

Post popolari in questo blog

La trasformazione della mente - Dalai Lama

La mente può e deve trasformare se stessa. Può liberarsi delle impurità che la contaminano e assurgere al più alto livello.

I rischi della “zona intermedia” - Sri Aurobindo

In questo brano (la risposta ad un discepolo che gli chiedeva consiglio circa le proprie esperienze) Aurobindo tratta dei rischi della "zona intermedia": quello stato o periodo di confusione in cui si esce dalla coscienza personale e ci si apre a quella cosmica, senza aver tuttavia trasceso i livelli della mente umana.

"Tutte queste esperienze sono della stessa natura e ciò che vale per una vale anche per l'altra. A parte alcune esperienze di carattere personale, le altre sono o idee-verità, come quelle che si riversano dall'alto nella coscienza quando si entra in contatto con certi piani d'essere, oppure potenti formazioni provenienti dai più vasti mondi della mente e del vitale le quali, non appena il sadhaka si apre a tali mondi, si precipitano dentro di lui cercando di usarlo per realizzarsi. Queste cose, quando scendono o entrano nella coscienza, si presentano con una grande forza, un vivo senso d'ispirazione o illuminazione, una sensazione vivissim…

Age quod agis

Age quod agis: la locuzione tradotta letteralmente significa Fai (bene) quanto stai facendo. In maniera metaforica la frase costituisce un richiamo ad interpretare correttamente il presente, che solo è in nostro possesso e dal quale dipende l'avvenire.