Passa ai contenuti principali

Henri Le Saux (Swami Abhishiktananda) e Bede Griffiths (Swami Dayananda)

Henri Le Saux (Swami Abhishiktananda) e Bede Griffiths (Swami Dayananda) sono due grandi maestri che hanno profondamente segnato la spiritualità cristiana e cattolica del secolo appena trascorso. Con la loro esperienza ed i loro insegnamenti essi hanno fornito non soltanto un grande contributo nel campo del dialogo ecumenico ed interreligioso ma anche diffuso in ambito cattolico l’amore per la preghiera contemplativa e la meditazione.


L’esperienza di questi due monaci benedettini è profondamente legata all’India, paese in cui realizzarono la loro vocazione di sannyasin cristiani ed in particolare ad un luogo chiamato Shantivanam, (foresta della pace), o Saccidananda Ashram, (Ashram della Trinità), un eremo fondato nel 1951 da padre Jules Monchanin, (Swami Paramananda) e dallo stesso padre Le Saux.

Bede Griffiths (1906-1993)

Secondo Griffitsh, attraverso la pratica della meditazione era possibile realizzare il “matrimonio" tra l’Occidente caratterizzato da una maggior razionalità e attività e l’Oriente più intuitivo e irrazionale. Circa il significato della meditazione, in una visione di unità tra il pensiero occidentale e la spiritualità orientale, Griffitths scrive:

”La meditazione consiste nell’imparare a concentrare e a dominare la mente. Quando la mente è quieta allora la luce dell’intelletto comincia a brillare. La mente ordinariamente è dispersa e dissipata, ma raccoglila in unità, e la pura luce brillerà nello specchio che ciascuno è. Il discorso è il movimento per mezzo del quale noi usciamo da noi stessi per comunicare agli altri. La meditazione ci porta dentro di noi. E’ un processo di ritiro interiore, un centrarsi nel luogo del distacco interiore, un fissarsi della mente su Dio.”

Nella meditazione infine le differenze dei riti e delle liturgie che caratterizzano le singole tradizioni religiose scompaiono per focalizzare il centro dell’esperienza religiosa in Dio.

Commenti

Post popolari in questo blog

La trasformazione della mente - Dalai Lama

La mente può e deve trasformare se stessa. Può liberarsi delle impurità che la contaminano e assurgere al più alto livello.

I rischi della “zona intermedia” - Sri Aurobindo

In questo brano (la risposta ad un discepolo che gli chiedeva consiglio circa le proprie esperienze) Aurobindo tratta dei rischi della "zona intermedia": quello stato o periodo di confusione in cui si esce dalla coscienza personale e ci si apre a quella cosmica, senza aver tuttavia trasceso i livelli della mente umana.

"Tutte queste esperienze sono della stessa natura e ciò che vale per una vale anche per l'altra. A parte alcune esperienze di carattere personale, le altre sono o idee-verità, come quelle che si riversano dall'alto nella coscienza quando si entra in contatto con certi piani d'essere, oppure potenti formazioni provenienti dai più vasti mondi della mente e del vitale le quali, non appena il sadhaka si apre a tali mondi, si precipitano dentro di lui cercando di usarlo per realizzarsi. Queste cose, quando scendono o entrano nella coscienza, si presentano con una grande forza, un vivo senso d'ispirazione o illuminazione, una sensazione vivissim…

Age quod agis

Age quod agis: la locuzione tradotta letteralmente significa Fai (bene) quanto stai facendo. In maniera metaforica la frase costituisce un richiamo ad interpretare correttamente il presente, che solo è in nostro possesso e dal quale dipende l'avvenire.