Passa ai contenuti principali

Ventiquattro Maestri

C’era una volta un re che passando in una foresta con tutto il suo seguito in armi e salmerie, incontrò un uomo nudo senza nemmeno un pezzo di stoffa a coprirlo, sdraiato per terra con una gamba accavallata sull'altra. L’uomo stava ridendo, in apparenza supremamente felice in pace con sé stesso e con il mondo.


Il re fu colpito dalla felicità dell’uomo e mandò ad interrogarlo. Ma quando gli araldi lo avvicinarono con il messaggio del re, non li notò e continuò nella sua ascetica beatitudine. Appena lo seppe, il re gli si presentò di persona, ma ancora non ricevette alcuna attenzione.

Questo convinse il re di avere che fare non con un uomo comune e gli chiese: «Signore, voi vi mostrate estremamente felice; possiamo conoscere il segreto di questa felicità e da quale Maestro l’avere appresa?».

L’asceta rispose: «Ho avuto ventiquattro Maestri. Tutto, questo corpo, la terra, gli uccelli, alcuni strumenti, alcune persone, tutto mi ha insegnato. Tutte le cose del mondo possono essere considerate sia buone che cattive. Le buone insegnano cosa cercare, le cattive cosa evitare!». L’asceta era Dattatreya, l’avadhuta.

- Spiritual Stories by Ramana -

Letto in un forum

Commenti

Post popolari in questo blog

La trasformazione della mente - Dalai Lama

La mente può e deve trasformare se stessa. Può liberarsi delle impurità che la contaminano e assurgere al più alto livello.

I rischi della “zona intermedia” - Sri Aurobindo

In questo brano (la risposta ad un discepolo che gli chiedeva consiglio circa le proprie esperienze) Aurobindo tratta dei rischi della "zona intermedia": quello stato o periodo di confusione in cui si esce dalla coscienza personale e ci si apre a quella cosmica, senza aver tuttavia trasceso i livelli della mente umana.

"Tutte queste esperienze sono della stessa natura e ciò che vale per una vale anche per l'altra. A parte alcune esperienze di carattere personale, le altre sono o idee-verità, come quelle che si riversano dall'alto nella coscienza quando si entra in contatto con certi piani d'essere, oppure potenti formazioni provenienti dai più vasti mondi della mente e del vitale le quali, non appena il sadhaka si apre a tali mondi, si precipitano dentro di lui cercando di usarlo per realizzarsi. Queste cose, quando scendono o entrano nella coscienza, si presentano con una grande forza, un vivo senso d'ispirazione o illuminazione, una sensazione vivissim…

Age quod agis

Age quod agis: la locuzione tradotta letteralmente significa Fai (bene) quanto stai facendo. In maniera metaforica la frase costituisce un richiamo ad interpretare correttamente il presente, che solo è in nostro possesso e dal quale dipende l'avvenire.