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Stupire gli Dei - Ben Okri

Ben Okri è uno scrittore nigeriano vincitore di numerosi premi letterari, autore di un singolare libro dal titolo Stupire gli Dei. È un racconto fantastico, dove si parla di ricerca spirituale, di Realizzazione del Sé, di società perfetta.

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Le università erano luoghi dove si imparava a proteggere se stessi, luoghi che fornivano la più alta preparazione alla vita. Ognuno pensava a tutti gli altri. Tutti erano insegnanti, tutti erano studenti. I saggi ascoltavano più di quanto parlassero; e quando parlavano era per porre domande che avrebbero stimolato generazioni e generazioni a fare scoperte profonde ed eterne.

Le università e le accademie erano anche luoghi dove la gente sedeva e meditava e assorbiva conoscenza dal silenzio. La ricerca era un'attività permanente, e tutti ricercavano e applicavano i frutti della ricerca. Lo scopo era scoprire le leggi nascoste che unificano tutte le cose, conoscere di più lo spirito, rendere più profonda la sensibilità dell'individuo nei confronti dell'universo, e diventare più creativi.
L'amore era l'oggetto di studio più importante in ogni università. Intere facoltà erano dedicate all'arte di vivere. La civiltà era dedicata ad una semplice meta: la perfezione dello spirito, il diventare maestri di vita. (...)

Egli si sorprese di sapere, in un baleno, senza che gli venisse detto, che le banche erano luoghi dove la gente depositava o prelevava pensieri di benessere, pensieri di salute, pensieri di serenità. Quando qualcuno si ammalava andava nella sua banca. Quando stava bene andava in un ospedale.
Gli ospedali erano luoghi di risate, di divertimento e ricreazione. Erano case di gioia. I medici e le infermiere erano maestri nell'arte dell'humor, e dovevano tutti essere artisti in questo o quel campo.
C'era un unico stile, ma le facciate degli ospedali erano dipinte da grandi artisti. Erano alcuni tra gli edifici più belli e armoniosi della città. Il solo guardarli elevava lo spirito.

I maestri di quella terra credevano che la malattia dovesse essere curata prima che diventasse tale. I sani venivano di conseguenza visti come possibili malati. C'era sempre bisogno di curarsi, ed anzi questa attività era considerata parte necessaria della vita d'ogni giorno, ed era sempre accompagnata dalla musica più dolce. Quando avevano bisogno di dedicarsi alla propria salute, gli ammalati restavano a lungo davanti a grandi dipinti, e sedevano in reparti dove composizioni capaci di donare salute, veri capolavori musicali, risuonavano appena al di sotto del livello di ascolto. L'attività all'aperto, lo scolpire, il raccontare storie, la poesia e le risate erano le forme di trattamento preferite. La contemplazione del mare, e dell'origine e del destino della gente, era considerata in assoluto la migliore cura di una malattia prima che diventasse malattia.
Gli abitanti di questa terra, che erano i più forti lavoratori dell'universo, raramente erano ammalati. Quando lo erano veramente era per rigenerare sogni e visioni.
Andavano in ospedale per migliorare l'arte di respirare. Ci andavano per ricercare la possibilità di stare fermi e in silenzio. Ci andavano per ricordarsi dei loro inizi e per tenere a mente la loro sempre sfuggente destinazione. Gli ospedali erano luoghi dove si applicavano le leggi dell'universo. Ognuno, per lo più, si curava da solo. L'aria era tiepida e profumava di pietre antiche. Profumava anche di marmo, della serenità che viene dopo secoli di turbolenze e, curiosamente, anche di fragrante terra. (...)
(...) Egli sentiva che una Madre divina governava la notte della città. La sua amorevole presenza era protettiva e paziente (...)
(...) E in una nicchia di pietra purissima, accanto al cancello del palazzo, molto piccola e umile, ma capace di infondere divinità a tutto il territorio lì intorno, c'era la quieta figura della Grande Madre.
Era la Signora del possente cancello, protettrice della terra e della sua notte (...)

(...) E lui fu anche lì quel gran giorno quando tutta la gente, da poco risalita dal fondo dell'oceano, si raggruppò in occasione della grande alleanza, l'evento epocale della consacrazione del loro principale sogno. Fu il giorno dei riti più belli. Fu il giorno in cui la gente promise ai cieli che, uscita dall'angoscia, avrebbe costruito un meraviglioso destino. Con i più dolci e solenni voti, si impegnarono a creare una civiltà di luce e giustizia. Si impegnarono a iniziare sulla Terra la prima civiltà universale dove l'amore e la saggezza sarebbero stati come il cibo e l'aria.
Quel giorno arrivò un segno meraviglioso. Mentre i riti erano sul finire, ci fu uno straordinario lampo nel cielo. Poi i cieli, come in una misteriosa annunciazione, rivelarono il loro splendore e la loro luminosa gloria. E quando la gente appena risalita dal fondo dell'oceano guardò in su, vide un favoloso segno: videro se stessi rispecchiati nei cieli. Videro i luminosi doppi di se stessi, vestiti della miracolosa luce della perfezione.
Portare un po' di cielo sulla Terra, questo fu la gloria della loro promessa.

- Fonte
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