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Gusto e Gratitudine - Gurdjieff

Luqman era un saggio. Aveva capito il senso della vita e il valore della conoscenza.

Tuttavia la sua esistenza fu piuttosto difficile, perché Luqman era uno schiavo.

Fu venduto a un ricco signorotto arabo, che lo impegnò in mille servizi. In breve tempo, però, il padrone riconobbe le qualità di Luqman, e lo schiavo divenne il suo preferito.

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«La vita ha infierito su di te, Luqman, impedendoti di essere un uomo libero. Ma le tue conoscenze ti permettono di non essere soffocato dalla schiavitù. E inoltre, col tuo spirito, puoi librare altrove, in cieli più limpidi.»

Lo schiavo saggio godeva della simpatia del padrone. L’uomo non assaggiava cibo, se prima non lo aveva condiviso con Luqman. Ciò era ormai un’abitudine. Il signorotto lo faceva per dimostrare a Luqman un sincero apprezzamento delle sue qualità spirituali.

D’altra parte egli aveva deciso di liberare lo schiavo, non appena se ne fosse presentata l’occasione.

«Uno come Luqman non deve vivere in cattività. Ma gli renderò la libertà solo quando scoprirò che la sua gratitudine nei miei confronti è immensa.»

Un giorno, i mercanti d’una città vicina portarono al signorotto una partita d’angurie, assai succulente a prima vista. Come al solito, prima di mangiarle l’uomo le sottopose al giudizio di Luqman.

Lo schiavo mangiò una porzione d’anguria, con grande partecipazione. Sembrava proprio, a giudicare dall’atteggiamento di Luqman, che il frutto fosse prelibato. Così il signorotto decise, senza esitare, di mangiare la sua parte. Dopo pochi istanti, però, dovette smettere. Disgustato, stava addirittura per sputare l’anguria!

L’uomo andò su tutte le furie, e se la prese con lo schiavo. La possibilità della liberazione di Luqman stava forse per svanire?

«Quest’anguria ha un sapore insopportabile, tanto è acre! Perché non me l’hai detto, Luqman? Pensavo che fossi sempre sincero con me!»

Umilmente, lo schiavo rispose:

«Padrone! Sono sempre sincero con te. Ma non puoi chiedermi di criticare le cose che mi offri. Non oso farlo, perché sarei un ingrato. Io dipendo da te e dalla tua bontà. I tuoi doni saranno sempre ben accetti, anche se riguardassero cose ripugnanti. D’altra parte, per me non sarebbero tali. Tutto ciò che mi dai è buono, poiché lo offri generosamente.»

Il signorotto capi che Luqman aveva sacrificato il proprio gusto personale in favore della sua immensa gratitudine. Così, capì che era giunto il momento di liberare lo schiavo saggio.

(George I. Gurdjieff)

Il commento conclusivo del racconto è un po' sibillino. Chiariamo meglio. Innanzitutto, la condizione di schiavitù è peculiare dell'inconsapevolezza. In secondo luogo, l'accettazione è un tipico atteggiamento mistico. Solo allora sarà possibile che il cosiddetto schiavo divenuto, quindi, saggio, consegua la liberazione, ossia realizzi il risveglio.

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Commenti

  1. marcellominasi@hotmail.it26 aprile 2013 23:56

    Non è poi così sibillino.I nostri gusti personali (cioè il nostro modo di intendere la realtà)non ci hanno liberati dalla schiavitù di cià che siamo, anche se la sofferenza che deriva da quest'ultima ha creato una frizione sufficiente in noi per desiderare altro (siamo diventati saggi ed il nostro padrone, cioè il nostro vero io, è cosciente dei nostri sforzi. Ma solo nel momento in cui ci rendiamo conto del fatto che le nostre percezioni da sole non bastano a sollevarci dalla condizione nella quale ci troviamo, e che dobbiamo accettare le condizioni che il nostro padrone ha stabilito per noi, anche se alla luce del nostro livello attuale di coscienza possono sembrarci troppo aspre, proprio in quel momento creiamo le condizioni per la nostra liberazione. Il mio maestro una volta ha detto:"il mio gatto non può entrare liberamente in soggiorno, altrimenti rovinerebbe il tappeto con le unghie. Se però capisse che non deve farlo,potrei lasciarlo libero di entrare quando vuole" Cioè, acquisire un livello superiore di coscienza, ed avere una maggiore consapevolezza delle leggi che regolano questo mondo, accettandole e seguendole, vuol dire acquisire maggiore libertà. Essere uno con le Leggi dell'universo è la totale assoluta libertà.

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